Luna Nera

(Le città perdute)

di Tiziana Triana

Un mesetto fa Netflix ci ha dato la notizia di una serie TV, in uscita a fine gennaio e ispirata al romanzo dell’autrice italiana Tiziana Triana.

Letta la notizia sono corsa a procurarmi una copia del romanzo, Luna Nera le città perdute.

Luna Nera è ambientato nel 1600 nelle campagne romane.

In un piccolo villaggio, Torre Rossa, la protagonista Adelaide (o Ade), conoscitrice di erbe, viene spesso chiamata ad aiutare madri e bambini durante i parti. Proprio in occasione di una nascita, il cui esito non sarà positivo, verrà accusata di stregoneria e della morte del neonato. Alla base di queste accuse ci sono forse delle vicende e delle vendette personali. Adelaide si ritroverà, quindi, con tutto il villaggio contro.

Ade vive da tempo sola con suo fratello Valente, non ha ricordi dei suoi genitori ed, entrambi, sono stati cresciuti dalla nonna Antalia, morta da qualche tempo. Dovendo procurarsi del cibo, Ade, si reca al mercato di un paese vicino, Serra, famoso per essere un paese accogliente, sperando che le voci dell’accusa non siano già arrivate anche lì. Durante il tragitto nel bosco incontra Pietro, un ragazzo di Serra, con cui l’attrazione è immediata. Arrivata al mercato di Serra però le cose non sembrano andare come sperava, Ade viene riconosciuta e la nomea di strega sembra essere arrivata anche a Serra, sfugge all’attacco soltanto grazie all’intervento di Pietro, ma durante lo scontro nota nella folla gli occhi penetranti di una donna. Ad attaccarla sono tutti i cittadini, incitati da una banda di uomini, i Benandanti, che credono di essere destinati a combattere il maligno. A capo dei Benandanti c’è Sante, il padre di Pietro. Ade si salva e torna a casa da Valente e si barrica dentro. Ma, per più notti di seguito, cominciano ad accadere cose strane, si sentono dei colpi alla porta, finché una notte Ade non è costretta ad aprire e si trova di fronte delle donne. Le donne le spiegano che la tenevano d’occhio da un po’ e che sono lì per proteggerla. Ade, temendo per la sua incolumità e quella di Valente decide di seguirle, portando con se Valente e un vecchio ricettario di nonna Antalia. Viene portata in una casa nascosta nel bosco, in quella casa vivono solo donne che hanno nomi di città che non esistono più, le città perdute! Tra loro c’è anche la donna con lo sguardo penetrante che avevano notato durante l’attacco a Serra. Queste donne, esperte conoscitrici di erbe e ricche di cultura, non vengono viste di buon occhio dalla società e hanno deciso di proteggersi a vicenda. Ade potrà entrare a far parte del loro gruppo, le verrà assegnato un nome dopo una preparazione di qualche settimana, e verrà, eccezionalmente, accettato anche Valente, nonostante gli uomini non siano ammessi.

Da qui comincia il romanzo, il problema è che da questo momento in poi l’andamento del libro rallenta moltissimo, verranno raccontate le storie di alcune delle città perdute, gli allenamenti dei Benandanti, le vicende politiche di Salle e della capitale, che porteranno ad una vera e propria caccia alla strega, dovuta più a giochi di potere e alla necessità di trovare un capro espiatorio per i raccolti che non vanno bene, che a delle effettive colpe di Ade. Da questo momento in poi mi è sembrato che storia arrancasse, al punto di aver pensato che non avrei letto il secondo volume della saga. Si riprende poi nelle ultimissime pagine, l’ultimo centinaio, in cui succede di tutto e di più e mi è venuta quindi la curiosità di andare avanti. Insomma per quanto mi sia piaciuta la ricostruzione storica, gli accenni alla tradizione delle streghe di Benevento (il nome della strega Janara, il noce di Benevento), il concetto della donna acculturata che spaventa l’uomo (questo fu il tema della mia tesina della maturità) ci sono stati dei momenti in cui non mi ha convinta. Date le ultime pagine, però, credo ancora abbia la possibilità di diventare una bella saga.

Quindi… leggerò anche il secondo! Oltre a vedere la serie TV.

Tra l’altro alcuni temi mi paiono piuttosto attuali visto che il conduttore e direttore artistico di Sanremo non è riuscito a spiegare il perché avesse scelto una particolare donna, se non dicendo che “è bella, è bellissima, e , oltre al fatto che sia bella bellissima, sa anche stare con un grande uomo (per carità, grande campione in moto, ma i grandi uomini sono altri) stando un passo indietro”. Mi preoccupo perché, se si dovesse ripartire con i roghi, noi rosse, per tradizione, non ce la passiamo bene.

Da qualche giorno sto leggendo Shining con un gruppo di lettura, considerando che sono piuttosto avanti rispetto alle tappe, comincerò anche Circe!

Vi ricordo che potete trovarmi su Instagram come the_black_cat_books, li riesco ad essere più attiva!

Ci vediamo prestissimo,

Ginevra

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