Flavia de Luce e il cadavere nel camino

di Alan Bradley

In questi giorni, tra un’abbuffata e l’altra, ne ho approfittato per recuperare l’unico libro della saga di Flavia de Luce che mancava all’appello. Possedevo questo libro in lingua originale ma, nonostante io sia abituata a leggere in inglese, a causa dei riferimenti alla chimica, i modi di dire o le citazioni spesso usate da Flavia, mi ero resa conto che non lo stavo leggendo con piacere. Ho preferito quindi prenderlo tradotto. Vi ho già parlato di Flavia qualche post fa ( QUI https://theblackcatcafebooks.wordpress.com/2019/12/01/il-gatto-striato-miagola-tre-volte/ ).

TRAMA

1952. Flavia de Luce – grandissima esperta di veleni nonché «Giovane Detective più famosa al mondo» – ormai ha 12 anni e dall’Inghilterra viene spedita a Toronto, dove proseguirà gli studi presso la stessa Accademia femminile frequentata a suo tempo dalla madre Harriet. Nonostante il trasferimento in Canada non sia particolarmente gradito a Flavia, la nuova scuola le promette la concreta possibilità di penetrare nel mistero che circonda la figura della madre. Come se non bastasse, appena sistemata nella sua camera di collegiale, dal camino piomba giù, avvolto nella bandiera dell’Union Jack, un cadavere mummificato. La piccola investigatrice si mette all’opera.

È una Flavia un po’ sottotono quella che incontriamo in questo libro della saga. Non è felice, è stata mandata via da casa, in Canada, lontano da tutta la sua famiglia, finirà per sentire la mancanza anche delle sue sorelle. Diciamo, quindi, che non è la Flavia ironica e piena di inventiva a cui tanto sono affezionata.

Ad essere sottotono, però, è anche il romanzo stesso. Risente sicuramente del malumore di Flavia, proprio perché, come vi spiegavo nell’altro post, il suo personaggio regge da solo tutta la struttura dei romanzi di Bradley. Come se questo non bastasse viene a mancare un altro aspetto fondamentale, non un personaggio, ma una presenza altrettanto importante… Bishop’s Lacey e la campagna inglese. Niente scorribande in groppa alla fedele bicicletta Gladys, niente scricchiolii nell’antica dimora di famiglia, nessun esperimento nel laboratorio dello zio Tar, nessuna passeggiata notturna nel cimitero di San Tancredi. Mancano quindi delle caratteristiche che, benché possano sembrare solo uno sfondo, sono in realtà dei cardini importantissimi nei romanzi di Flavia, più di tanti personaggi. Se questo libro fosse stato ambientato a Bishop Lacey privata, però, di tutta la famiglia di Flavia non ci saremmo, in ogni caso, sentiti così persi.

Questo è decisamente il libro della saga che meno mi ha convinto, sono felice che Flavia abbia fatto questo tentativo di vita dall’altra parte dell’oceano, ma sono ancora più felice sapendo che tornerà a casa.

Non so se riuscirò a postarvi la recensione di un altro libro prima della fine dell’anno. Nel caso in cui non dovessi riuscire ne approfitto ora per farci gli auguri di buon anno, che sia un anno pieno di letture.

A presto,

G.

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