Canto di Natale

di Dickens

Da bambina sono stata più volte traumatizzata da alcuni cartoni ,in particolare da una VHS… quella che conteneva la combo del male assoluto…Canto di Natale di Topolino e, a seguire, E.T.! Evidentemente mia madre aveva deciso di terrorizzarmi a morte in una volta sola. All’epoca guardando Canto di Natale restavo particolarmente colpita dallo spaventosissimo Spirito del Natale che verrà… forse proprio a causa di questa cassetta non avevo ancora mai letto il romanzo di Dickens. Ho recuperato quest’anno approfittando di una collaborazione con Camilla, potete trovare il suo profilo Instagram cercando millatralepagine, li troverete anche la sua recensione di Canto di Natale di Dickens. Io ho l’edizione di Gribaudo, piuttosto natalizia, la sovraccoperta, poi, può diventare un calendario dell’avvento. Le illustrazioni al suo interno sono tratte dal volume Chant de Nöel, e sono degli anni venti del secolo scorso. Trovo, però, che le più belle di tutte fossero quelle originali di John Leech, volute dallo stesso Dickens.

TRAMA

Anche con Canto di Natale Dickens affronta temi a lui molto cari, trattati anche in Oliver Twist, David Copperfield, Grandi speranze, quelli cioè delle differenze tra classi sociali, tipiche dell’era vittoriana, e della carità, dovute probabilmente alle difficili esperienze dell’infanzia dello stesso Dickens. Durante la sua giovinezza la sua famiglia conobbe momenti di ristrettezze economiche che precipitarono quando suo padre venne incarcerato per debiti.

La storia comincia la mattina della vigilia di Natale, quando il protagonista, il ricchissimo e incredibilmente taccagno Ebenezer Scrooge, si reca a lavoro infastidito da tutto il fermento per la vigilia ed il giorno di Natale. Per Scrooge infatti, la cui vita è consacrata esclusivamente al Dio denaro, il giorno di Natale è solo un giorno di lavoro perso. Accumulare denaro è talmente importante da costringerlo a vivere una vita umilissima. Scrooge non perde occasione per dimostrare la sua taccagneria anche il giorno della vigilia, nei confronti del suo dipendente, del nipote e di chi gli chiede di donare qualcosa per i più poveri. Le cose cominceranno a cambiare durante il suo ritorno a casa. Avvicinandosi al portone della sua grande casa quasi in rovina, incappucciato per il freddo e la neve, a Scrooge pare di vedere, al posto del battente della porta, il volto del suo collega Jacob Marley, morto proprio alla vigilia di Natale di sette anni prima. Dopo un attimo di smarrimento Scrooge entra in casa e, benché turbato, tenta di dimenticare l’accaduto. Ma ci saranno altri segni di qualche cosa di inspiegabile nella notte, il rumore di un carro funebre che sembra provenire dalle scale, catene e poi i campanelli per richiamare la servitù che cominciano a suonare contemporaneamente. Il suono dei campanelli annuncia l’arrivo del fantasma di Marley, la cui presenza spaventerà tantissimo il vecchio Scrooge. Marley è li, e si trascina dietro una pesantissima catena fatta di portamonete, lucchetti, banconote, tutte cose che lo hanno occupato in vita impedendogli di fare del bene, è stato lo stesso Marley, con i suoi errori e la sua tirchieria, a forgiarla durante la sua esistenza. Marley avverte il vecchio amico che la catena di Scrooge sarà ben più pesante della sua se continuerà a vivere così i pochi anni che gli restano… ma forse è ancora in tempo per salvarsi. Gli annuncia quindi, la visita di tre spiriti, lo spirito del Natale che fu, lo spirito del Natale presente e lo spirito del Natale che verrà. Non andrò oltre con la trama perché è molto nota ma anche perché è bello scoprire i piccoli particolari meno conosciuti leggendo il testo. Le descrizioni di Dickens, infatti, sono incredibilmente ricche e particolareggiate.

Volevo però raccontarvi un paio di aneddoti su Canto di Natale e su Dickens. Non esistono schemi o bozze di Canto di Natale, esiste esclusivamente un unico manoscritto conservato al The Morgan Library Museum, che ogni anno lo espone in occasione delle feste natalizie fino al sei gennaio. Il romanzo venne scritto in sei settimane, Dickens voleva assolutamente fosse pronto per Natale, si dice facesse lunghe passeggiate notturne per Londra cercando la giusta ispirazione. Riuscì nel suo intento e venne pubblicato il 19 dicembre. Fu lo stesso Dickens a pagare i costi di pubblicazione, sicuro del successo del suo racconto. E fu sempre lui a curarne i dettagli, lo voleva rilegato in rosso con le bordature ricamate in oro, e fu tassativo sul costo di, soli, 5 scellini. Effettivamente le previsioni di Dickens si avverarono. A soli cinque giorni dalla pubblicazione, il 24 dicembre, vennero vendute le ultime copie delle oltre seimila della prima tiratura, a capodanno ne erano state vendute più di 15000 e nel giro di un anno vennero pubblicate più di tredici edizioni. Nel giro di sei settimane ci fu il primo riadattamento teatrale della storia di Dickens. Nonostante il grande successo Dickens non si arricchì poi molto, un giornale pubblico un’edizione non autorizzata del romanzo e fu costretto a fargli causa, causa che vinse, ma dal momento che la controparte andò fallita gli toccò pagare tutte le spese processuali.

Sua figlia racconta che Dickens era solito interpretare il suo racconto impersonificando i personaggi guardandosi allo specchio, studiando la propria mimica facciale così da poterne fare una descrizione minuziosa nel romanzo. Forse proprio grazie a queste piccole performance casalinghe per molti anni Dickens fu solito fare letture pubbliche di Canto di Natale nei teatri, di solito gratuiti, mentre sorseggiava rum con panna. Pare che i teatri fossero sempre gremiti di persone e che la sua capacità di recitare facesse sembrare il palco pieno di personaggi invece che del solo Dickens, alcuni parlavano di una vera propria possessione da parte dei personaggi.

Canto di Natale è effettivamente un testo adatto ai bambini, ingenuo, l’idea che un vecchio tirchio incallito possa ravvedersi nel giro di una sola notte dopo un’intera vita di taccagnerie è, in effetti, poco plausibile.

Ma lo stesso si può dire del Natale, d’altronde per vivere il Natale con il giusto spirito siamo tutti costretti a tornare un po’ ingenui ed un po’ bambini. Vi auguro buone feste, buon cenone, per quelli di voi che sono soliti farlo (io sì, è da ieri che sento profumini tentatori in cucina) e sopratutto vi auguro di non sentire alcuno strano scampanellio questa notte, e di non ricevere la visita di nessun fantasma.

A presto,

G.

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