Cani Neri

di Ian McEwan

La foto di oggi è stata gentilmente offerta da Sherlock che, temendo che il soggetto del libro fossero canidi, ha ritenuto necessario fare la sua comparsa per ristabilire la supremazia dei felini su questa pagina.

Cani neri è stato il primo libro di Ian McEwan, noto autore britannico, che io abbia mai letto. Mi è stato prestato tanto tempo fa da un amico, amico che si diverte ad infastidirmi in modi sempre più fantasiosi. Decisi quindi di ripagarlo facendo ricadere le sue colpe proprio sul suo libro che, a causa sua, è rimasto in attesa nella mia libreria per tutto il tempo che ho ritenuto necessario alla vendetta. In questo caso la vendetta è stato un piatto che ho servito gelido.

Il caso ha voluto che io abbia deciso di leggere Cani Neri proprio adesso.

Nel periodo in cui il modello di Europa, unione, frontiere abbattute, nato dal dolore e dalle speranze di coloro che hanno vissuto i due conflitti mondiali del secolo scorso, sta vacillando più che mai. Ci si allontana, si innalzano muri, ci si accusa, ci si chiude in un sistema che sempre meno è aperto all’accoglienza e sempre più guarda esclusivamente agli interessi personali. Cani neri parla proprio di questo. Parla del senso di sconfitta e della malinconia di un uomo ed una donna che si ritrovano a dover accettare, in tempi, modi e con rassegnazione diversa, la sconfitta di tutto ciò in cui avevano creduto e che avevano tentato di costruire con la loro militanza politica, il loro lavoro e anche con la loro relazione.

June e Bernard rappresentato due mondi opposti. June si arrende per prima al fallimento aggrappandosi ad un mondo fatto di spiritualità, ricerca di se stessi e di Dio, affidando, quindi, la possibilità di salvezza ad uno “scopo finale”. Bernard invece è razionale, non riesce ad accettare sul serio il fallimento delle loro battaglie e continua a testa bassa la sua militanza. Questi due mondi diventano politicamente incompatibili, così come lo diventeranno i protagonisti che, pur continuando ad amarsi, non riusciranno più a stare insieme.

La storia ci viene però narrata da un terzo personaggio, Jeremy, il genero della coppia. Figura che sembra rappresentare (e mi viene un po’ il magone a pensarci) la nostra generazione dal futuro incerto. Jeremy è un orfano, cresciuto con la sensazione di smarrimento di chi è senza punti fermi. Sarà proprio la ricerca di radici sicure a portarlo ad essere più felice della compagnia, e nell’ascoltare i racconti di chi è più anziano di lui, in particolare proprio dei suoi suoceri.

Ed i cani neri? I cani neri esistono su un triplo livello. June, durante una passeggiata nella campagna francese verrà attaccata da due enormi cani neri, che finiranno per avere un significato simbolico per la donna, rappresentando il maligno. Ma i cani neri, per McEwan, rappresentano anche tutto ciò che dei nazionalismi del secolo scorso non è stato sconfitto.

“Corrono lungo il sentiero della George de Vis, e il più grosso dei due lascia una scia di sangue sulle pietre bianche. […] svaniscono procedendo verso la montagna dalla quale ritorneranno a tormentarci in qualche angolo d’Europa , chissà quale, chissà quando.”

La scorsa settimana La pecora elettrica, nota libreria di Roma antifascista, è stata data alle fiamme per la seconda volta, da due cani neri.

Ringrazio Giulio per essere un amico insopportabile e per avermi prestato un pezzo del suo mondo.

Vi ricordo che, se volete, potete seguirmi su Instagram, mi trovate come the_black_cat_books.

Al prossimo libro,

G.

2 risposte a "Cani Neri"

  1. Librovagando.eu ha detto:

    Ciao Ginevra! Ho letto recentemente il mio primo McEwan, Espiazione, che mi è piaciuto moltissimo, e sono subito corsa a comprare altri suoi libri, tra cui questo Cani neri, che ora mi osserva dalla libreria. Questa tua bella recensione mi ha fatto venire voglia di leggerlo quanto prima! Un saluto a Sherlock 🙂

    "Mi piace"

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